×
Il paradosso di ricordarsi del futuro

Quando sei giovane, vivi come se non dovessi morire mai.

Sembra una frase fatta, ma credo rappresenti bene l’istinto di ognuno di noi. Da giovani siamo spericolati, non percepiamo i rischi del mondo esterno o quelli della malattia. Eppure, sono rischi che esistono e purtroppo non pensarci non ci rende immuni.Dico purtroppo perché mi sono ritrovata spesso a pensare che se avessi fatto prevenzione, se mi fossi informata in tempo, se avessi scelto di vaccinarmi, forse non avrei dovuto affrontare la sofferenza di una malattia che mette alla prova il fisico e mi impedisce di fare tutto quello che vorrei. Forse avrei potuto evitare la paura, i dubbi, i “se” che mi hanno tenuta sveglia molte notti.

Come è capitato penso alla maggior parte di noi, ho atteso e sperato nell’arrivo del vaccino anti-Covid con tutta me stessa. Quando finalmente la possibilità di sconfiggere questo maledetto virus - che ha ribaltato le nostre vite in modo così inaspettato e distruttivo - è arrivata, ho avuto paura. Non mi vergogno a dirlo perché credo che sia una sensazione normale davanti a ciò che non conosciamo. Ho esitato, ho aspettato perché la mia mente ha preferito pensare che in fondo il covid non rappresentava per me un rischio maggiore di quello di provare sul mio corpo un vaccino nuovo.

Tornata dall’estate mi sentivo invincibile, il virus sembrava un ricordo lontano e il vaccino un’ipotesi da non prendere in considerazione. Dopo un mese circa ho iniziato non sentirmi bene, i sintomi classici di un’influenza: mal di gola, febbre…cose che di solito passano nel giro di qualche giorno. Naturalmente quando ho scoperto che il tampone era positivo mi sono preoccupata, mi tenevo costantemente in contatto con il mio medico, anche perché i sintomi sembravano aggravarsi anziché migliorare.
Mi sono trovata isolata nella mia stessa casa, senza possibilità di stare in contatto con i miei cari, anzi! Essere malati, sentire che la propria vita è a rischio, senza poter contare sull’affetto delle persone amate è davvero difficile. Molti sottovalutano la violenza psicologica di un virus che ti costringe a stare solo nel momento in cui avresti maggiormente bisogno.

Devo dire che la mia dottoressa è stata bravissima, è sempre stata disponibile tenendosi informata su qualsiasi sviluppo dei sintomi. Per fortuna (e penso anche grazie al suo lavoro a distanza e al suo supporto) non sono stata ricoverata, ma ho avuto davvero paura. Una paura molto più forte e reale di quella per il vaccino che avevo scelto di non fare. Una paura che questa volta non potevo nascondere dietro a delle scuse.

Oggi posso dire di avercela fatta, ma voglio lanciare un messaggio: godetevi ogni momento, ma non smettete mai di pensare al futuro, di fare prevenzione, di prendervi cura delle persone fragili che avete vicino - per poter dire di non avere (davvero) nessun rimpianto.